Immaginate un bravo sarto che confeziona un abito su misura per una persona che non ha mai incontrato.
Prende le misure a occhio, sceglie il tessuto che gli piace di più, e alla fine consegna qualcosa di tecnicamente impeccabile ma che non calza a nessuno.
È esattamente quello che succede ogni giorno nel content marketing hotel.
Testi scritti con cura, ma cuciti addosso a un cliente immaginario che non corrisponde a nessun ospite reale.
Nella puntata 99 del podcast Ospitalità 4.0, Marco Matarazzi ed Edoardo Ridolfi hanno ospitato Simone Puorto, consulente con una traiettoria che parte dal bancone della reception e arriva alla strategia tecnologica per strutture in tutto il mondo.
Ne è venuta fuori una conversazione che tocca un nervo scoperto, ovvero che la qualità dei contenuti online degli hotel è spesso un problema mascherato da una soluzione.
Come per un soggiorno, anche nel content marketing hotel serve un progetto, una regia, una logica dietro ad ogni dettaglio.
La domanda che nessuno si fa prima di scrivere
Il punto di partenza è disarmante nella sua semplicità, risponde alla semplice domanda “chi leggerà questo testo?“.
Non nel senso astratto di potenziali ospiti, ma nel senso concreto di capire chi sono, come cercano, cosa vogliono.
L’errore più comune è quello di scrivere pensando a un pubblico che non è il proprio.
Ad esempio, un resort family-friendly che usa un registro da boutique urbano; o un hotel di design che si descrive con il vocabolario di un quattro stelle business.
Il risutato è che la comunicazione risulta tecnicamente corretta, ma strategicamente inutile.
Il mostro che abbiamo creato noi stessi
Esiste poi un cortocircuito evidente. Confrontare il sito ufficiale con i profili social della stessa struttura (inclusa la Scheda Profilo Attività).
Da un lato testi elaborati, con un tono di voce preciso. Dall’altro un flusso caotico di contenuti senza criterio, foto sfocate, didascalie scritte di fretta.
Questo avviene perchè la gestione dei social viene delegata alla figura più disponibile, ma non necessariamente la più adatta.
Come ha osservato Puorto nella puntata, siamo stati noi stessi a creare questo “mostro algoritmico”, alimentandolo con contenuti senza controllo nella speranza di compiacere un sistema che premia solo chi sa cosa sta dicendo e a chi.
La soluzione non è smettere di pubblicare, è avere un piano editoriale costruito attorno ai valori della struttura. Non è uno strumento da grandi catene, è una questione di buon senso.
SEO o umanità?
Per un hotel in una grande città turistica, il traffico arriva spesso da ricerche “brand”. L’utente ha trovato la struttura su una OTA e cerca il nome su Google per confermare la scelta.
In questo caso il testo non deve intercettare nessuno, deve convincere.
Il content marketing hotel deve essere umano, emozionale, capace di trasformare una curiosità in una prenotazione diretta.
Long tail e nicchie, quando la SEO serve davvero
Il discorso cambia per strutture con nicchie specifiche. Un hotel che accetta animali di piccola taglia ha tutto l’interesse a essere trovato da chi scrive esattamente quella query.

Lì la SEO serve, purché non trasformi il testo in un elenco meccanico di parole chiave.
Il keyword stuffing è controproducente non solo per la leggibilità, bisogna considerare che Google penalizza chi lo tratta come una “macchina stupida”.
Prima si capisce chi legge, poi si decide come scrivere. La strategia precede lo strumento, che sia la SEO, il piano editoriale o l’analisi dei dati.
Il content marketing hotel non è un’attività collaterale, ma parte integrante della gestione di un sito web.
La vera sfida della comunicazione alberghiera contemporanea non è inventare nuove parole, ma usare bene quelle esistenti.
L’era digitale ha insegnato che la visibilità nasce dalla precisione, non dalla quantità.
Strumenti come Slope, che integrano CRM, dati di performance e gestione operativa, sono alleati concreti di questo percorso.
Permettono di raccogliere informazioni sui contatti, analizzare il comportamento degli ospiti e trasformare i numeri in strategie di storytelling consapevoli.